La Notte di Cap d’Agde
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Incontrammo una coppia: lui, un uomo robusto, con lo sguardo duro e il sorriso sicuro; lei, una donna elegante, ma dal tono glaciale, che mi scrutava come fossi un oggetto. Bastarono pochi scambi di parole e si decise: io sarei stato il loro giocattolo comune.
La mia Regina rise e mi spinse a terra:
— “Inginocchiati, schiavo, fai vedere come servi.”
Il Bull si avvicinò subito, afferrandomi la testa e costringendomi a servirlo con la bocca. Io obbedii tremando, sentendo il suo odore forte e la sua presa decisa. Mi teneva stretto, senza darmi respiro. La mia Regina intanto si sedette sopra di me, schiacciandomi il viso contro il suo sesso caldo e bagnato. Leccavo e succhiavo mentre l’altro mi spingeva sempre più in fondo.
Poi le due donne decisero di “marchiarmi”. La mia Regina rise e mi disse:
— “Apri bene la bocca, schiavo, ti dissetiamo noi.”
Io spalancai e lei mi inondò con il suo piss caldo e salato. Non ebbi scelta: deglutii tutto mentre loro ridevano. Subito dopo anche l’altra donna volle provarci. Mi fece sdraiare sulla sabbia, mi si mise a cavalcioni sul petto e lasciò scorrere il suo flusso sul mio viso. Io bevevo, tossivo, mi bagnavo tutto, mentre lei rideva soddisfatta:
— “Così deve stare un vero cuckold.”
Il Bull, eccitato, non perse tempo. Mi prese da dietro con forza, anale, senza nessuna delicatezza. Io urlai e gemetti, mentre la sabbia mi graffiava le ginocchia. La gabbia di castità stringeva e mi faceva impazzire, ma non c’era sollievo: solo dolore e piacere mischiati.
Quando il Bull finì, non si accontentò. Eiaculò direttamente sul petto e sull’addome della mia Regina, sporcandola di seme caldo e abbondante. Lei rise e mi ordinò con voce secca:
— “Adesso pulisci, schiavo. Con la lingua.”
Mi gettai a leccare ogni goccia, raccogliendo dal suo seno e dal suo ventre tutto quello che il Bull aveva lasciato. Lei gemeva di piacere, mentre gli altri due guardavano divertiti.
Alla fine ero sporco di sabbia, piscio e seme, con la gola arsa e il corpo piegato. Ma dentro sentivo quella strana, perversa felicità: avevo servito tutti, senza limiti, senza orgoglio, come un vero cuckold.
Il sole era ormai scomparso. Rimaneva solo il buio, le onde leggere del mare e le loro risate che ancora rimbombavano nelle mie orecchie.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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